
Allora. Grande grande grande
scaletta. Band in una forma strepitosa, anche se non si è capito bene che cavolo aveva addosso Clarence (B dice che sembrava Darth Vader). La
dieta di granola, yogurt e bevande energetiche naturali evidentemente funziona, perchè Bruce ha un mese in più di mio padre, ma mio padre non scivola con le ginocchia per la lunghezza di venti metri, e non si rotola in terra agitando una Fender Telecaster mentre canta per 70.000 persone - cioè non ne sarebbe in grado neanche se volesse, mi sa. Si parte con 10th Ave Freeze-out, e io che mi aspettavo No Surrender, incasso felicemente e grazie. L'attacco di Radio Nowhere sarebbe stato da rifare, ché qualcuno - non so chi in verità, forse Bruce stesso - era fuori. C'è da dire che l'acustica fa schifo e siamo circondati da Inglesi noiosi e apparentemente annoiati che non danno segno di vita. Avrei un suggerimento, andate a teatro piuttosto, stasera, mi dicono che Les Misérables non è male. Poi su The Ties that Bi-ay-ay-ay-ayy-aayy-iind, finalmente, avvisto altre due o tre persone dietro di noi che sanno tutto il testo a memoria e gli faccio un cenno "tocca a noi qui, gli altri son tutti morti!" - e finalmente insieme si canta, si scherza, si parte. Lonesome Day, Promised Land, poi una versione di Magic chitarra-batteria-violino-voce (Bruce-Max-Soozie) da pelle d'oca - specie il verso finale
bodies hanging in the trees, che mi fa sempre pensare a
Strange Fruit. E poi eccola,
ventotto ventisei anni di attesa, la mia Atlantic City dal vivo:
everything dies, baby that's a fact, but maybe everything that dies someday comes back. Ho un mini-infarto che prosegue durante Reason to Believe (che per me continua ad essere un pezzone live, specie sul finale in stile televangelical), Candy's Room (Candy's Room!!). Mi calmo su Prove it All Night, ma poi attaccano Because the Night e non capisco più nulla, l'assolo di Nils mi entra nelle vene e ho bisogno di un pausa ma non ce la faccio ad abbandonare il mio posto. Working on the Highway parte come C'mon everybody, mentre Bruce corre di qua e di là a raccogliere tutti i cartelli con le richieste del pubblico: sceglierà Cadillac Ranch e Point Blank, rare gemme da The River. Devil's Arcade cresce sempre di più, con una trascinantissimo beat e illuminazione spettacolare, anche se la versione alla O2 mi aveva sicuramente sorpresa di più. C'mon up for The Rising, enough said, mentre Livin' in the Future, non mi convince a questo giro, sarà l'atmosfera, sarà che Bruce ora
ufficialmente è schierato con Obama, e che ormai ridere di lame-duck W è un po' come sparare sulla Croce Rossa. Invece continuo a trovare Long Walk Home un pezzo estremamente commovente - lo uso anche nella tesi, e quanto vorrei a questo punto poter dire a Bruce, da vicino, senza di te non starei facendo quel che faccio, non sarei la stessa persona, non avrei le stesse idee (
certain things are set in stone - who we are, what we'll do, and what we won't). E mentre sono in questa nuvola emotiva, Badlands mi prende e mi riporta a casa. B impara velocemente il coro wooooh-wooooh-ooh-oho-oh, e via così, dieci minuti che sembrano eterni, urlando che credo nell'amore che mi hai dato, credo nella fede che mi salverà, credo nella speranza e prego che un giorno mi solleverà da queste terre cattive... Continuiamo il coro così a lungo che non c'è un secondo di silenzio tra il momento in cui la E St Band esce e ritorna con la camicia pulita, e Bruce abbassa il volume, attacca l'armonica, e altri ventotto anni della mia vita conclusi,
la porta sul retro sbatte, il vestito di Mary ondeggia, come una visione balla nella veranda mentre la radio suona - Roy Orbison canta per chi si sente solo... lacrime, batticuore, salto anche io sull'auto in corsa, fuori da questa città di perdenti e me ne vado via per vincere. A questo punto posso anche morire felice, ma Bruce non si risparmia: Born to Run, Glory Days (con lo zoccolo duro della nostra parte del pubblico - io e quegli altri quattro o cinque - che fa persino una scenetta lanciando immaginarie palle da baseball!) e
Ro-sa-li-ta! Poi balliamo nel buio per un po', ed infine pensiamo alla
terra Americana, così lontana del quel che vorrebbe essere, ma così metaforicamente importante per tanti. Trovare l'America, aspirare all'America - quella buona, quella che aspira alla vera libertà, alla vera felicità, l'America che non c'è, l'America che vorremmo ci fosse. Bruce sfora di cinque minuti il
coprifuoco imposto dal comune di Islington (soliti lame-ass bureaucrats Brits), e presenta, ancora una volta, la heart-stoppin', pants-droppin', house-rockin', brain shockin', earth-quakin', booty-shakin', viagra-takin', history-makin', sexifyin', electrifyin', legendary E Street band! Poi tutti a casa, ci mettiamo circa un'ora e mezza, nonostante lo stadio sia a meno di due km in linea d'aria, ma siamo circondati da bambini con magliette rosso Arsenal e il logo di Magic, nonni con bandiere, giovani punk con le scarpe a punta e la fascetta del pit, e non c'è niente da dire si canta e basta, ancora una volta sulla strada. Ci vediamo a San Sebastian - o magari anche a Milano, chissà.
PS: Per chi va stasera. Dicevano ieri che I'm On Fire è stata sound-checked ed era in scaletta per ieri sera, ma poi dopo che Mary's Place si è un po' afflosciata (peccato perchè sarebbe un pezzone da stadio, ma in tanti la odiano - io no), hanno suonato Waitin' on a Sunny Day al suo posto. Aspettatevela. Ed è l'unica che vi invidio.
Photo by Mike King, who has a pretty awesome
flickr with many more.
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